Questo sito è l’estensione di uno spazio fisico, lo spaziok, che si trova nella città di Prato in via Santa Chiara 38/2, ed è la base operativa della compagnia Kinkaleri. Lo spazio produce uno stato delle cose che mette in dubbio la sua stessa esistenza: is it my world? come una domanda senza fondo.

//is it my world? non è una rassegna
e nemmeno una stagione, non è un festival. Si tratta di cominciare una narrazione.
Prima di tutto bisogna escludere che stiamo trattando di racconti ma, forse, parliamo di comunicazioni a proposito di, o rapporti su fatti o interpretazioni.
Non vogliamo raccontare vicende o almeno non più di quanto vogliamo trasmettere informazioni. Si tratta dunque di far sapere, di far conoscere, di tenere aperte le porte. Chiedersi che cosa ci fa guardare e pensare. Chiedersi perché voler guardare e pensare, ma soprattutto dove il guardare e il pensare ci spinge. In quale oscurità?
Per incontrare chi o cosa? Non si tratta di oggetti e nemmeno di soggetti ma di cose, ovvero di presenze. Le presenze e il loro mistero accettando che siano difficili
da approcciare completamente, cercando piuttosto di gioire per un avvicinamento. Il più vicino possibile.
is it my world? una domanda ripetuta come una litania, come una dolce ossessione.
Si tratta di pensare gli spazi e le persone come luoghi sensibili di avvenimenti, eventi, incontri, trasmissioni di immaginari e concetti
che hanno come scopo quello di trasmettere presenza, segno, ritmo e senso.
Proviamo a rendere visibile la superficie fisica del nostro spazio per il tempo necessario alla formazione di una persistenza retinica
che mantenga intatta la sensazione di un luogo abitato da presenze, un riferimento fisico e mentale per una percezione incerta, non sicura, ma non incapace di incidersi.
Un tentativo di inizio ricominciando dal possibile, intrecciando percorsi e traiettorie, occasioni, pratiche, visioni e suoni.
Ed è per questo che abbiamo pensato di farci narrazione che si snoda tra le biografie delle persone, gli angoli delle case, le strade e gli spazi vuoti.
Vorremmo che is it my world? diventasse un minuscolo riferimento fisico nel corpo della città necessario come una ghiandola, una delle tante ghiandole nascoste,
che abbia l’unica funzione che giustifica la sua presenza,
nel nostro caso porre una domanda, la stessa, che resta aperta.

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