is it my world? #5

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Questo numero di Is it my world? è dedicato alle complicità. Non è un tema, né una collocazione di argomenti, né un maledetto messaggio, è solo uno stato delle cose, un’evidenza, quando si parla di relazioni. Le relazioni che legano i luoghi alle persone, le persone alle parole e ai corpi che sempre danzano e parlano. Le persone che abitano questo posto nell’oscurità del lavoro diurno e nel lume artificiale della notte quando le porte si aprono. Un garage è una fortezza. Potrebbe esserlo. Potrebbe raccogliere come un rifugio, un luogo che conoscono tutti, o come zona ombrosa nel deserto, senza spiegazioni se non nella possibilità di pensare di essere in qualche parte di casa. La mia la tua. Il problema è come rendere tutto ciò senza cattivo odore, enunciazioni,
condizioni, riflessioni, come un già detto da sempre che si compie e basta; come la Ricerca di niente, di quel che non si trova ma si prova, in tutti i sensi. La necessità di farlo insieme ad altri che possano darti una possibilità di andata e ritorno e viceversa. L’occhio e le cose. Non presentarsi, lasciarsi vedere in un accordo che si mormora in tempi diversi, basta essere complici e sparare quando ce n’è bisogno.
Tutto questo riguarda noi dentro o fuori che siamo, in quanti siamo, per quanto tempo siamo in un garage a considerare se sia meglio fare che non fare, ma solo perché facciamo finta che sia una domanda essenziale.
SCEMO CHI LEGGE

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